domenica 7 ottobre 2012

Caro Bersani ti scrivo...



"Bersani, ti voglio bene"
scritto da Gessica Allegni, mercoledì 12 settembre 2012 




Sono passati 3 giorni dal discorso di chiusura di Pierluigi Bersani alla festa nazionale del PD e sono andata a rileggermi il testo integrale di quell’intervento, che sul momento mi aveva commosso e restituito energie, passione, voglia di lottare, tutte cose che per fare politica sono per me fondamentali.
Poi tornata casa e a confrontarmi coi problemi quotidiani, a scontrarmi coi compagni e gli amici che la pensano (come è normale che sia) diversamente da me, o con le persone che poco si informano e poco si interessano ma che sono convinte che faccia tutto schifo e sia tutto marcio e da buttare quelle energie e quelle speranze un po’ mi sembrava di averle perse… 
Allora, dicevo, mi sono riletta quell’intervento da capo a fondo e ho scoperto che stavano ancora tutte lì, intatte.


So bene che chi mi conosce non trova nulla di nuovo nella mia “fedeltà” a Bersani, che da molti è considerata scontata o addirittura (la cosa che mi dà più fastidio in assoluto) acritica e cieca. Invece io vorrei dirvi ancora una volta che questo Segretario per me è il più grande Segretario che il PD abbia avuto e per quanto mi riguarda il più grande Segretario che io abbia mai conosciuto da quando milito in un partito. Non trovo in nessun altro la stessa dedizione, la stessa responsabilità, disponibilità, l’enorme pazienza e umanità che trovo in lui. 
Di quasi nessun politico posso dire finora, come posso dire di lui, che non mi abbia mai deluso. 
E vi prego di credere all’onestà delle mie parole.Non sono certo una che le manda a dire, in questo senso non ho affatto le doti diplomatiche e strategiche del perfetto politico, amo dire quello che penso esattamente come lo penso e questo mi ha creato spesso problemi, a volte anche giustamente, perché nella vita e così in politica gli schiaffoni servono, eccome. 
Ma per questo non mi si può accusare di mancanza di spirito critico.
C’è qualcosa di più però verso Bersani di una spinta ideale, questo lo ammetto. 
C’è vero e proprio affetto, condivisione sentimentale, non so come dirlo senza esagerare, ma quando parla mi fido come se mi parlasse mio padre, perché lo vedo, lo sento che crede a quello che dice, che lui ha a cuore il mio futuro come quello di tutti gli altri giovani di questo paese, perché lui è uno che il suo Paese lo ama visceralmente.
Guardate a me basterebbe questo a decidere di votarlo ancora. 
Ma accanto a questo c’è molto altro, c’è una visione lunga, c’è capacità progettuale, ci sono le doti migliori del tipico amministratore emiliano romagnolo, la concretezza, la forza delle idee che diventano realtà, la capacità di interpretare i bisogni delle persone e tramutarli in servizi, in risposte amministrative.
Nell’intervento che oggi ho riletto è ripetuta più volte la parola LAVORO, il lavoro come orizzonte, il lavoro come salvezza, il lavoro come promessa che deve essere mantenuta. 
Ci sono i giovani, le donne e i loro diritti. 
Ci sono gli omosessuali, i sindacati, ci sono gli immigrati, in una parola ci sono GLI ITALIANI, le donne e gli uomini di questo paese e il loro ruolo nella società. 
C’è una persona che non si rivolge alla “gggente” ma ai cittadini come individui, portatori di diritti e doveri, come anche di speranze e paure, ma parte di un destino comune, c’è una carica emotiva (alla fine scusate ma ritorno lì) quasi travolgente che diventa struggente sul finale con la citazione di Alcide Cervi che mette un riferimento identitario solido più di quanto ogni statuto e ogni carta dei valori del PD abbiano saputo fare finora.
Io ero a Reggio con un gruppo di compagni “pazzi” come me. 
Per tutto il tempo abbiamo cantato, fatto cori, applaudito Pierluigi Bersani, come faremmo con “uno di noi”. Perché così lo sentiamo, un caposquadra che potrà condurci fino alla vittoria dopo un campionato difficile e pieno di insidie, un caposquadra che ci darà anche qualche “cazziatone” quando esagereremo negli attacchi a quello che noi consideriamo un avversario ma che lui considera un altro membro della squadra. In fondo sappiamo che ha ragione quando ci invita ad essere uniti e a sentirci tutti parte di una stessa comunità. Anche se questo non cambierà il mio giudizio su Renzi (e non mi impedirà di dire ciò che penso di lui) io questo atteggiamento e la scelta non dovuta di cambiare lo statuto per permettergli di correre alle primarie, li rispetto, non fanno che aumentare la mia stima oltre all'invidia per una pazienza che sono certa, io non avrò mai. 
Comunque, alla fine del comizio mi si è avvicinato un compagno anziano, dell’istituto Cervi, mi ha detto: veniteci a trovare, il vostro entusiasmo di oggi è ciò di cui abbiamo bisogno. “Grazie” mi ha detto. Basta così poco, per sentirsi in grado di poter fare così tanto. 
Basta un segretario così.

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